ALCHECHENGI

Camminando per boschi e colline, dal mare alle zone alpine, capita di incontrare una bella piantina dalla
suggestiva bellezza orientale che con i suoi vivaci colori non può fare a meno di attirare la nostra
attenzione.

 

L’alchechengi o alchechengio (Physalis alkekengi L. ) è una pianta alta dai 20 ai 60 cm, solanacea, parente del pomodoro, le foglie alterne sono maleodoranti, fiorisce tutta l’estate con un piccolo fiorellino bianco che lascia il posto ad una vescicola membranacea di un bel colore arancione brillante tendente al rosso che ricorda inconfondibilmente le lanterne pendule dalle costruzioni tipiche dell’estremo oriente.

 

La lanterna compare verso metà agosto e settembre (quest’anno è in largo anticipo a causa del gran caldo) e fa della piantina un grazioso ornamento per giardini, bordure e vasi da balcone.

L’alchechengi è una pianta velenosa. Tutta tranne una piccola bacca rossa scarlatta racchiusa all’interno
della lanterna che arriva a maturazione in autunno. Essa è l’unica parte della pianta che può essere
consumata, tutto il resto è tossico per l’essere umano e talvolta letale.

Proprietà

Questa piccola bacca, che costituisce il frutto dell’alchechengi, è conosciuta già nell’antichità per le sue
proprietà diuretiche, inoltre contiene una considerevole quantità di vitamina C utile a supportare il sistema
immunitario nelle stagioni in cui arrivano le malattie da raffreddamento. Il piccolo frutto dell’alchechengi
contiene il doppio di acido ascorbico (vit. C) di un intero limone.

Va raccolto in autunno a completa maturazione e privato della lanterna e del peduncolo. Fresco o
essiccato mantiene le sue proprietà tuttavia nelle erboristerie italiane si riesce a reperire difficilmente. In
Francia invece è regolarmente registrato nella farmacopea ed è un prodotto molto comune.

In cucina

i frutti vengono utilizzati per preparare gustose marmellate e gelatine. A volte si trovano nelle
vetrine delle pasticcerie ricoperte di finissimo cioccolato. Essendo ricchi di pectina si prestano per molte
ricette, soprattutto per addensare le creme.

Non vi sono particolari controindicazioni nell’utilizzo della bacca se non quella di non eccedere nel
consumo essendo un potente diuretico, a meno di un uso terapeutico condotto sotto controllo medico.
Poichè matura in autunno va giusto bene per proteggerci dalle malattie stagionali, uno o due frutti al
giorno per dieci giorni contribuiscono ad una giusta integrazione di vitamina C nell’organismo.

Evitarne l’uso o consultare il medico se l’assunzione viene fatta in concomitanza con farmaci diuretici o ipotensivi.
Il resto della pianta, radici, fusto, foglie, fiori, compreso il peduncolo del frutto è velenoso e non va
utilizzato in alcun modo.

Curiosità della tradizione

Curioso il nomignolo affibbiatogli dai francesi: “amour en cage” (amore in gabbia), un modo romantico di
descrivere l’involucro arancione. Dalle nostre parti viene chiamata “lanterna cinese” che nel linguaggio
dei fiori ha un significato meno suggestivo poichè simboleggia l’inganno.

Condividi: