finti cereali

Gli “pseudo cereali” o “finti cereali” hanno storie millenarie e provengono da altri continenti; oggi sono stati rivalutati per il loro elevato valore nutrizionale ma soprattutto per l’assenza di glutine che li rende molto interessanti per chi deve seguire una dieta gluten-free.

Si definiscono finti cereali perché non appartengono alla famiglia delle graminacee, ma da un punto di vista alimentare e nutrizionale sono molto simili ai comuni cereali.

 

L’AMARANTO è una pianta originaria dell’America centrale di cui esistono oltre 60 varietà di cui solo 3 commestibili.  Infatti, è stata originariamente considerata una pianta ornamentale alta anche un metro con grandi foglie verdi-rossastre e con un’inflorescenza a forma di piccola pannocchia di un colore rosso magenta. Gli antichi Greci la consideravano simbolo di amicizia eterna.

Tra il 5000 e il 3000 a.C. le antiche popolazioni delle terre che oggi corrispondono al Messico, ancora prima dei Maya e degli Aztechi, oltre a dedicarsi alla coltivazione dei fagioli, dei peperoni e peperoncini, semi di chia e mais, coltivavano e consumavano abbondantemente la pianta dell’amaranto, considerandola anche pianta medicinale.

Con l’arrivo dei conquistadores, agli inizi del XVI secolo, fu soppiantata dall’introduzione dei cereali europei.

La QUINOA è invece una pianta erbacea appartenente alla stessa famiglia di spinaci e barbabietole, ma spesso scambiata per un cereale grazie ai suoi semi rotondi, simili al miglio, dai quali per macinazione, si può ottenere una farina. Anche lei, nota già nel 3000 a.C. negli altopiani andini, era coltivata ad altitudini sino ai 4000 metri.

Gli Incas la veneravano come pianta sacra “madre di tutti i semi” ed in alcuni scritti dell’epoca si evince che fosse proprio la quinoa a sostenere gli eserciti che marciavano per giorni, senza altre fonti di nutrimento.

Infatti, la quinoa contiene tutti e 9 gli aminoacidi essenziali per il funzionamento del nostro organismo ed è, inoltre, una fonte importante di riboflavina (vitamina B2) ritenuta in grado di favorire i processi metabolici delle cellule cerebrali e muscolari.

Come accadde per l’amaranto, all’epoca della conquista spagnola, il conflitto con la cultura cattolica, che considerava sacro il pane di frumento, ne scoraggiò la coltivazione.

 

Il GRANO SARACENO è un’altra pianta erbacea la cui coltivazione inizia in Siberia, nella zona della Manciuria. La coltura si è poi propagata in Cina nel X secolo ed in occidente durante il Medioevo. Oggi è ancora diffusa in Russia, mentre in Europa si limita ad alcune zone della Francia e della Germania. In Italia la coltivazione del grano saraceno è stata una delle colture più caratteristiche della Valtellina: i pizzoccheri, gli sciatt e la famosa polenta taragna per secoli sono stati preziosi alimenti per le popolazioni locali.

 

Gli pseudo cereali, a confronto con i cereali maggiormente diffusi, sono più completi e bilanciati dal punto di vista nutrizionale perché sono ottime fonti di proteine e fibre, contengono meno carboidrati e più lipidi con un buon rapporto tra acidi grassi saturi e insaturi. Sono inoltre fonti preziose di vitamine e sali minerali.

Tra le vitamine, quelle del gruppo B sono presenti in quantità più elevata, seguite dalle vitamine E e C mentre i minerali più rappresentati sono il calcio (nell’amaranto) ed il ferro (nella quinoa). Nel grano saraceno, invece, troviamo un elevato contenuto di fosforo, potassio e magnesio.

Da tenere in considerazione il fatto che, essendo questi alimenti sottoposti a una scarsa raffinazione, tutte le suddette sostanze nutritive rimangono pressoché intatte. I “finti cereali” sono inoltre alimenti molto versatili che possono essere utilizzati in diversi modi: al naturale (previa cottura), come ingredienti da aggiungere a zuppe o minestroni di verdure, come cereali per la colazione o sotto forma di farina per la preparazione di pasta, pane, biscotti e cracker.

L’unico limite rimane, per il momento, il fatto di essere considerati “prodotti di nicchia” conosciuti e consumati soprattutto dai vegetariani, dai vegani e dai soggetti celiaci; ciò è dovuto in parte al loro prezzo più elevato (e quindi meno competitivo) rispetto ai cereali convenzionali.

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