Da quando ne ho memoria, ho sempre ricercato le radici profonde delle idee dominanti e la genesi delle credenze più diffuse per penetrarne la reale natura e studiare come nel corso del tempo si fossero modificate o fossero state adattate ai nuovi contesti sociali e ideologici in cui si inserivano. 

Ecco perché nelle mie lezioni di Olistica Applicata l’intento ultimo è la creazione di un sistema di valutazione integrato che sia maggiormente valorizzato dalla coniugazione di una visione scientifica con l’antico sapere della Medicina Orientale. Il sistema di Valutazione e Trattamento Neuro-strutturale e Bioenergetico che ho tratto dalla Teoria dei Cinque Elementi che sta alla base della Medicina Tradizionale Cinese e che, nella pratica della osservazione dello stato di “vitalità”, è integrato con concezioni più moderne alcune delle quali nate in occidente e figlie delle conoscenze scientifiche degli ultimi secoli, permette la correlazione fra i vari fenomeni dell’esistenza e collega reciprocamente il mondo materiale e il mondo spirituale, quindi il corpo, l’anima e la mente; anche se questa segmentazione è solo una semplificazione operativa. In un altro articolo approfondirò il concetto di mente olografica, relazionandola con la natura del Qi e le forme Yin e Yang dell’energia universale

Conoscere e comprendere a fondo la filosofia alla base della MTC è fondamentale per districarsi nella complessa struttura del ragionamento che viene richiesta al “medico” per far chiarezza nella quantità di indizi fisiologici che denunciano un’alterazione dei flussi di energia all’interno dei canali meridiani e più in generale nel campo olotropico umano. Yin e Yang, anche se sono termini noti, sono spesso usati in modo impreciso. Il principio del TAO approccia alla realtà fenomenologica secondo una logica monadica che nella realtà tridimensionale si manifesta in modo binario, composto da due forze opposte e complementari. La filosofia greca e le religioni giudaico- cristiane sono basate su questo dualismo che permea evidentemente tutta la cultura occidentale: il concetto di materia ed energia in fisica, le idee di buono e cattivo e di Paradiso e Inferno nel Cristianesimo e nell’Islam, e nel codice binario del nostro mondo informatico, ne sono esempi. Ciò può essere la ragione per cui molti aspetti della cultura cinese e giapponese sono stati accolti più facilmente in occidente che non dai Dogon dell’Africa Centrale di ideologia animista. Tuttavia le diadi occidentali non contemplano la complessità del concetto estremorientale di interdipendenza dello Yin e dello Yang. Eppure esso è uno dei principali contenuti della storia del pensiero cinese. Si tratta di un termine di difficile traduzione, inizialmente concepito come una potenza inesauribile che sfugge a qualunque tentativo di definizione. Il kanji 道 che lo rappresenta esprime il concetto di movimento continuo, di flusso che definisce “il Tao come l’eterna, essenziale e fondamentale forza che scorre perennemente attraverso tutta la materia dell’Universo.” 

Il Tao all’inizio del tempo, nello stato di non-essere, era in uno stato di assenza di differenziazioni, non distinto in polarità. Ad un certo punto nell’Essere si formarono due polarità di segno diverso che costituiscono i principi fondamentali dell’Universo, presenti in natura: Yin, il principio negativo, freddo, lunare e femminile, rappresentato dal nero. Yang, il principio positivo, caldo, solare, maschile, rappresentato dal bianco. E’ la Legge Universale del Mutamento, come viene schematizzata nell’I-Ching, il primo dei testi classici cinesi sin da prima della nascita dell’impero cinese, che col suo simbolismo intende rappresentare tutti i possibili stati di mutamento del cosmo e della vita umana

Come probabilmente è ormai noto a chi si interessa di tecniche e filosofie orientali, Il simbolo del TAO rappresenta due poli che contengono al proprio interno l’essenza dell’opposto, a suggerire che nulla è assolutamente Yin o Yang, bianco o nero, maschile o femminile, attivo o passivo, luce o oscurità, buono o cattivo. Ciò significa che vi sono alcune qualità maschili nelle donne e alcune qualità femminili negli uomini; che la realtà è ricca di sfumature, e che una “cattiva” azione non è mai solo “male” e una “buona” azione può avere conseguenze negative. Tutto è relativo e in continuo equilibrio instabile e omeostatico. 

Rispetto al giorno, la notte è considerata yin, ma se consideriamo un buco nero la notte sulla Terra è yang, perché mantiene una certa irradianza. Nella cultura occidentale c’è la tendenza a prendere per assoluti concetti assolutamente relativi. Siamo stati educati al manicheismo, a vedere le cose come buone o cattive. Yin e Yang, però, non possono rientrare nelle categorie di buono e cattivo. Il loro simbolo rappresenta il modo in cui le cose cambiano trasformandosi l’una nell’altra; è una descrizione, non un giudizio. 

Nell’orizzonte naturalista del taoismo, i cinque movimenti fondamentali si combinano a loro volta nelle otto forze, rappresentate dagli otto trigrammi del Bagua (letteralmente: otto numeri o simboli). I trigrammi sono composti da tre linee ognuno, organizzate in otto diverse combinazioni. Ciascun trigramma può essere inoltre combinato con qualunque degli altri, dando origine a sessantaquattro esagrammi rappresentanti infatti tutte le possibili condizioni della vita umana, in un Eterno Ciclo che non può non riportare alla mente l’uroboro, un simbolo antico trasversalmente comune alle tradizioni esoteriche di molti popoli in epoche diverse, raffigurante un serpente nell’atto di mordere la propria coda formando un anello, immagine ambivalente che evoca sia l’assoluta immobilità, sia un moto perpetuo, come l’Energia cosmica che consuma e ad un tempo rinnova sé stessa. 

 

E’ un concetto molto importante anche nella MTC al fine di determinare l’origine e le conseguenze di determinate disarmonie nel campo energetico umano permettendo di comprendere anche una complessa sintomatica. 

Per il taoismo non esiste un punto di inizio dell’Esistenza, come non è accettabile il concetto di fine, perché tutto nell’universo è soggetto ad un eterno ciclo. Per la mente umana si tratta di un’astrazione poco immediata, perché la percezione stessa della realtà dal nostro punto di vista è estremamente limitata. Non cogliendone l’interezza della circolarità nella sua interezza, ne scorgiamo appena un segmento che apparirà piuttosto come una retta. Da qui la necessità di espandere la coscienza del proprio Essere al di là del limite dei sensi più grossolani, affinando la capacità di percepire le Energie che permeano il nostro mondo. La verità si trova al di là del linguaggio. Nel preciso momento in cui verbalizziamo una intuizione che ci deriva dal nostro Sé superiore la stiamo banalizzando, riducendola ad un barlume della sua originale luminosità.

Condividi: